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Licenziata "indegna" per non aver dichiarato un'ammenda ma degna supplente se serve allo Stato

Schermata 2016-03-01 alle 09.47.18Breve storia di surrealismo burocratico.  P. , maestra, 42 anni e un figlio, licenziata per non aver dichiarato un antico processo e richiamata come supplente di sé stessa.
Aveva 18 anni quanto P. svolgeva lavori da bracciante agricola e un controllo dell' Inps riscontrò discrepanze tra giorni effettivi di lavoro e i contributi versati. Ci fu il processo. Era il 1995 e P. aveva 21 quando pagò un'ammenda e la storia processuale si concluse.
Nel 2013, mentre la maestra  P. era supplente viene richiamata dalla segreteria della scuola in cui insegnava perché risultavano carichi penali non dichiarati. Appurato che si trattava di un'antica ammenda il Dirigente la sanziona con  la riduzione di due giornate  lavorative dalla busta paga.
Settembre 2015: arriva il ruolo finalmente dopo dieci anni di precariato.
Ma il giorno seguente l'Ufficio Scolastico Provinciale richiama la neoassunta maestra per aprire un provvedimento nei suoi confronti in quanto non aveva dichiarato il passato processo al momento dell'assunzione. Nel frattempo  continua ad insegnare fino a che, il 22 Gennaio 2016, le viene comunicato il licenziamento per indegnità. Indegnità: una parola che pesa come un macigno.


E qui la situazione si fa surreale. Perché viste le graduatorie esaurite viene consigliato a P. di presentare domanda di supplenza e  viene richiamata come supplente della sé stessa di ruolo licenziata.
Indegna di insegnare e pertanto   licenziata  può continuare a farlo da supplente perchè utile allo Stato.
Quo usque tandem abutere Schola patientia nostra?

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