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La scuola dimenticata anche dagli intellettuali

 

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Molti docenti si chiedono cosa sarebbe successo se questa riforma della scuola l’avesse proposta un governo di centrodestra. Di sicuro sarebbero scesi in piazza intellettuali, girotondini, i Moretti, i Benigni e molti altri  rappresentanti di quel mondo che si erge a difensore  della scuola pubblica libera e di qualità. Avrebbero detto tutti che una scuola libera e pubblica di qualità è il futuro di una Nazione che dice di voler essere democratica.

Durante il lungo parto della nuova e duramente contestata riforma raramente abbiamo visto uscite eclatanti, voci contro.

Raramente abbiamo avuto modo di ascoltare qualche voce coraggiosa capace almeno di prendere le distanze da una riforma che distrugge la scuola. Abbiamo apprezzato le critiche di Settis, quelle di Canfora. Abbiamo ascoltato le critiche di Fiorella Mannoia poi tagliata fuori dal concerto di capodanno a Roma.

Non vediamo da molto tempo il Moretti ispiratore dei girotondi: forse a lui va bene questo modo di gestire cultura, istruzione e ricerca in Italia, fatto di  tagli e pessima gestione. Non vediamo da molto tempo Benigni: forse teme che la Rai non  gli rinnovi gli incarichi  milionari. Eppure l’arroganza di questo governo non è da meno rispetto ai vari governi Berlusconi verso cui tutti si scagliavano e facevano a gara a chi la diceva più lunga.

 

Dopo la distruzione della scuola è la volta della Ricerca e dell’Università. Dove sono i grandi professori, i rettori, gli studiosi, i difensori della cultura in Italia? Raramente sentiamo qualche voce: la maggior parte di loro preferisce stare zitta!

Del resto, come si dice: silenzio assenso! E se gli intellettuali che contano tacciono è evidente che acconsentono. Ci auguriamo invece  che qualche voce autorevole abbia qualcosa da dire e  che  lo faccia  in modo chiaro e senza fraintendimenti. Non è mai troppo tardi! 

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