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Bambini maltrattati a scuola, un invito alla riflessione tra burnout e prevenzione

 

Schermata 2016-02-05 alle 16.25.52La triste vicenda della maestra cinquantaduenne della scuola dell’infanzia di Pavullo che maltrattava i suoi piccoli alunni e che oggi è agli arresti domiciliari mi ha molto colpita, sia in quanto mamma sia in quanto docente. Le mie prime emozioni sono state di rabbia e impotenza. Ma dopo poco  ho iniziato a pormi delle domande. Possibile che gli atteggiamenti  violenti  di una docente, che insegna da molti anni e probabilmente  ha insegnato in più scuole, siano stati scoperti solo adesso? Possibile che colleghi, dirigente, collaboratori scolastici e altro personale non si siano mai accorti di nulla? Lavoro da diciotto anni nella scuola, sono figlia di due insegnanti, sono mamma di una ragazza al primo anno di università e di un bambino che frequenta la scuola primaria: ho abbastanza esperienza  per affermare, con cognizione di causa, che la fama di un docente  scorretto e violento, anche solo verbalmente, precede lo stesso e di molto!

E se invece la docente in questione fosse una donna estremamente stressata a causa di un lavoro usurante dal punto di vista psicofisico, come diversi giornalisti ed esperti del settore affermano? Di burnout e di stress da lavoro correlato (SLC), connessi alla professione di insegnante si parla, ormai, da molti anni, sia in pubblicazioni scientifiche italiane che internazionali.  E allora com’è mai possibile che fatti gravi e tristi, come quelli accaduti  nella scuola dell’infanzia di Pavullo, possano accadere ancora? Non sarebbe il caso di adoperarsi per prevenire e intervenire precocemente in presenza di situazioni che possono degenerare e causare, conseguentemente, gravi traumi negli studenti, tanto più se piccoli e indifesi?
Vanna Iori, deputata del Pd e responsabile nazionale del partito per l'infanzia e l'adolescenza, ha dichiarato, a tal proposito, che "Botte, offese, bestemmie non possono esistere in un contesto scolastico né altrove: gli eventuali sintomi del burnout e del disagio non devono e non possono ricadere sui bambini". Ma la deputata sa che nessun fondo è stato stanziato dall’attuale Governo per la prevenzione dei rischi da stress da lavoro correlato pur in presenza del ddl 81/2008, riguardante la sicurezza sul lavoro nel settore pubblico e privato, che, all’art. 28, cita che la valutazione si riferisce a“ tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato…” e che tale valutazione deve tener conto anche dell’età e del genere del lavoratore (l’82% dei docenti  è donna)? Lo sa la deputata che le malattie professionali dei docenti sono all’80% di natura psicopatologica e che noi docenti e gli  studiosi del settore  andiamo ripetendo ormai  da anni che l’insegnamento, poiché implica continue relazioni interpersonali a più livelli (docente-discente, docente-dirigente, docente-docenti, docente –genitori) e  perché comporta una continua tensione emotiva e psichica, è un lavoro altamente logorante e usurante? Lo sa che le ultime politiche scolastiche hanno creato ulteriore malessere in una categoria già a rischio? Mi auguro che i Dirigenti Scolastici, i quali proprio in nome della ddl 81/2008 sono tenuti alla prevenzione dei rischi, facciano pressione sul Ministero dell’Istruzione  per ottenere i fondi necessari a una seria prevenzione e che non ci si limiti più a una formale e superficiale somministrazione di questionari preconfezionati che a nulla servono.
Nell’esprimere la mia totale ed empatica solidarietà ai bambini della Scuola dell’Infanzia di Pavullo coinvolti  nell’infelice vicenda e ai loro genitori, auspico che la  scoperta, purtroppo tardiva, dei tristi accadimenti possa almeno servire a evidenziare una situazione altamente rischiosa, che possa  far emergere che il dovere delle Istituzioni non è quello di stigmatizzare semplicemente l’accaduto, non solo di punire, ma di prevenire ed intervenire affinché fatti come quelli non accadano mai più.

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