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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Libero (del 14/08/2010 @ 10:00:58, in News, linkato 32 volte)
TAR SALERNO RICONOSCE SCATTI STIPENDIO ANCHE A PROF. PRECARI  
GiurisprudenzaAnche i precari della scuola hanno diritto ad accedere agli scatti di anzianita' sullo stipendio, come accade per il personale di ruolo, a partire dal terzo anno di anzianita': lo ha stabilito il Tar di Salerno con un sentenza che accoglie il ricorso presentato dai legali dei Cobas Scuola e dal Comitato insegnanti ed Ata precari di Salerno in difesa del docente Giuseppe Tuozzo, che con oltre dieci anni di precariato alle spalle chiedeva di vedersi riconoscere in busta paga i cosiddetti 'gradoni' (riservati per contratto ai colleghi di ruolo dopo la conclusione del secondo anno dall'assunzione a tempo indeterminato).
Il Ministero, viene condannato a pagare 4.068 euro al docente oltre alle spese per l'onorario dell'avvocato. La sentenza, la prima del genere nel meridione, potrebbe ora creare un precedente molto 'pericoloso' per le casse dello Stato: nei prossimi mesi andranno infatti a sentenza altre decine di ricorsi, patrocinati dagli stessi legali. (ASCA)
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dopo l'eliminazione dei docenti di ruolo dalle graduatorie il nostro prosimo obiettivo è una Graduatoria ad esaurimento nazionale. Professione Insegnante - Vi presentiamo la nostra proposta di trasformazione della graduatoria ad esaurimento, in graduatoria unica nazionale . La faremo arrivare agli esponenti parlamentari più sensibili affinché la traducano proposta di legge. Le vigenti graduatorie ad esaurimento, attualmente valide per un solo ambito provinciale, si sono dimostrate uno strumento inefficace di contenimento del fenomeno del precariato e di stabilizzazione del rapporto di lavoro degli insegnanti della scuola statale . Allo stato, la prospettiva per chi è in graduatoria , soprattutto in certe aree geografiche del nostro Paese, è quella di rimanervi per sempre, senza mai avere l’opportunità di stabilizzare il proprio rapporto di lavoro. E se è vero che ci sono aspiranti che non possono e/o non vogliono spostarsi dall'ambito territoriale di residenza, è anche vero che ce ne sono tanti altri disposti a trasferirsi per stabilizzare definitivamente la propria situazione lavorativa, pur di superare la perdurante condizione di precaria/o a vita, situazione che deprime , nel contempo, tanto la loro sfera professionale - lavorativa quanto quella umana ed esistenziale. Per tali ragioni, proponiamo di trasformare le attuali graduatorie ad esaurimento in graduatoria unica nazionale valida per le immissioni in ruolo, proprio per via della specificità delle stesse graduatorie di essere, appunto, “ad esaurimento”, consentendo, in tal modo, al singolo aspirante, in occasione delle procedure di reclutamento, di esprimere più opzioni, secondo un proprio ordine di gradimento: ad esempio, solo la sua provincia di residenza, le province della sua regione, di alcune regioni o tutto il territorio nazionale. Si vuole una graduatoria ad esaurimento nazionale che dia reali possibilità e garanzie di immissione in ruolo a chi in questi anni ha maturato una lunga, a volte pluridecennale esperienza d'insegnamento, che va valorizzata , non già confinata in anacronistici steccati territoriali, come accaduto finora ora con le graduatorie ad esaurimento provinciali. La nostra proposta ha la finalità di rispondere in modo efficace all'esigenza di stabilizzazione contrattuale del lavoro degli insegnanti e di lotta al precariato scolastico, attraverso l'azione congiunta sia dello scorrimento delle graduatorie ad esaurimento , trasformate da provinciali in graduatoria nazionale, nonché di concorrere alla realizzazione di un piano programmatico pluriennale di immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti. Di seguito si riporta la nostra proposta, articolata in 5 punti, da tradurre con urgenza in un provvedimento legislativo. 1) Trasformazione, fin dal loro prossimo aggiornamento e limitatamente alle sole immissioni in ruolo, delle Graduatorie ad esaurimento provinciali in Graduatorie ad Esaurimento Nazionali ( G. E.N.); ferma restando la validità provinciale delle G.E. solo ai fini dell'attribuzione delle supplenze annuali e temporanee di durata annuale e della compilazione delle prime fasce delle graduatorie d'istituto e di circolo. 2) Elevamento al 70% ( +20%) della percentuale dei posti riservati annualmente alle immissioni in ruolo, dopo la mobilità territoriale provinciale ( oggi sono il 50%) ; prevedendo per alcune classi di concorso o tipologie di posto, ove i contratti a tempo interminato sono storicamente ridotti a poche unità, l'elevamento al 100% della percentuale dei posti da riservare alle immissioni in ruolo 3) Assegnazione della Provincia di titolarità, dopo le operazioni di mobilità, effettuata in base alle posizioni occupate in graduatoria nazionale e alle preferenze territoriali espresse dagli aspiranti, secondo una procedura meccanizzata, simile a quella già prevista per la mobilità territoriale e/o professionale del personale docente con contratto tempo indeterminato. 4) Successiva assegnazione della sede provvisoria ai neoimmessi in ruolo, a cura degli UU.SS.PP competenti. tramite procedura di convocazione. 5) Obbligo di effettiva permanenza quinquennale nella provincia di titolarità per i neoimmessi in ruolo da GEN e divieto quinquennale di mobilità annuale (utilizzazione e assegnazione provvisoria) al fine di tutelare la continuità didattica e salvaguardare, nel contempo, le cattedre destinate a chi ha scelto di permanere nella provincia di residenza dall’assalto dei neoimmessi in ruolo in province diverse da quella di residenza. PROF. Libero Tassella (Professione Insegnante) libero.tassella@fastwebnet.it)
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Gli insegnanti positivi al test antidroga? Tutti a fare i bidelli o gli amministrativi ». Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, non solo raccoglie al volo la proposta del governatore veneto Luca Zaia, ma pensa anche alle sanzioni. Giovanardi appoggia Zaia «E ora cacciate i prof drogati» Il sottosegretario con il governatore: retrocessi a bidelli. Perplessi Provveditore e sindacati VENEZIA — «Gli insegnanti positivi al test antidroga? Tutti a fare i bidelli o gli amministrativi ». Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, non solo raccoglie al volo la proposta del governatore veneto Luca Zaia, ma pensa anche alle sanzioni. Si arricchisce di nuove voci il dibattito che si è aperto a Verona nei giorni scorsi, dopo che il sindaco Flavio Tosi ha deciso di negare a Morgan l’utilizzo del Teatro Romano (a causa del noto outing sull’assunzione di cocaina). Il governatore del Veneto ha applaudito l’amico Tosi («Servono modelli positivi per i giovani») lanciando la proposta di rendere obbligatorio per tutti gli insegnanti della scuola pubblica il cosiddetto esame del capello (il test tricologico antidroga), con l’esplicito intento di passare un messaggio forte contro l’uso degli stupefacenti: «Zaia ha ragione, chi si trova a contatto con i ragazzi ha una responsabilità fondamentale— dice Carlo Giovanardi — non si tratta soltanto del messaggio etico sbagliato che verrebbe trasmesso, ma definirei il comportamento di un insegnante tossicodipendente come un vero e proprio pericolo sociale. Potrebbe far più danni di quelli, facili da immaginare, di un autista di autobus sotto effetto di sostanze, solo che per quel tipo di lavori il controllo esiste già». La legge cui fa riferimento il sottosegretario è quella approvata dal governo il 30 ottobre 2007 che regola le categorie dei lavoratori che svolgono mansioni a rischio (dalla guida dei mezzi di trasporto pubblici, treni inclusi, ai controllori di volo) prevedendo test periodici. Una categoria controllata ma forse un po’ ristretta, a sentire Giovanardi, che ha accolto con favore l’idea di Zaia (boutade o proposta concreta si vedrà dal prossimo anno scolastico) approvando il test obbligatorio, oltre che per tutti gli insegnanti, anche per i dipendenti pubblici (parlamentari compresi). «E per chi risultasse positivo dovrebbe intervenire immediatamente uno spostamento di mansione. I professori positivi al test potrebbero fare i bidelli o gli amministrativi ad esempio». Stesso giudizio, va da sé, anche per il parlamentare su 232 (volontari) risultato positivo al test proposto dallo stesso Giovanardi in Parlamento lo scorso novembre. «La sanzione vale per tutti, certamente. Test obbligatorio anche in Parlamento. E i positivi tutti fuori anche lì». Decisamente più perplessa invece la reazione dei sindacati della scuola e del direttore dell’Ufficio scolastico regionale Carmela Palumbo: «Vogliamo fare il test a tutti quelli che stanno a stretto contatto coi ragazzi? Cominciamo dai gestori dei locali e delle discoteche allora ». Gli insegnanti sembrano essere, infatti, secondo Carmela Palumbo la categoria meno indicata. «Su 60 mila docenti in veneto—spiega—in un anno riceviamo quattro cinque segnalazioni al massimo (che comprendono però oltre alle tossicodipendenze anche gli abusi e le molestie). Se fossi il governatore, insomma, dormirei proprio sonni tranquilli». Secondo Salvatore Mazza, segretario regionale della Cgil scuola, invece, è l’ottica di approccio al problema a dover essere spostata: «Perchè Zaia dice cose di questo tipo, boutade pubblicitarie, anziché preoccuparsi dei motivi che avvicinano i ragazzi alla droga? La tossicodipendenza si combatte finanziando la prevenzione e aiutando gli insegnanti (che già lo fanno ampiamente) a cogliere i segnali di disagio nei nostri ragazzi. Non con le provocazioni e le battute spettacolari». Alice D’Este
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Di Libero (del 14/08/2010 @ 08:25:58, in News, linkato 115 volte)
Immissioni in ruolo a Catania: un quadro sconsolante News Postato da Silvana La Porta Tempi difficili per i precari. I tagli degli organici, relativi anche al prossimo anno, producono effetti disastrosi per i docenti non di ruolo...(da La Sicilia) Su 333 disponibilità solo 50 immissioni di ruolo per la Scuola Secondaria di Primo e di Secondo Grado. Per quanto concerne l'ex Scuola Media i posti disponibili sono 246 mentre le immissioni di ruolo solo 42. Il maggior numero di immissioni di ruolo si ha nella lingua francese (11 cattedre) e nelle scienze matematiche (8 cattedre), segue la lingua spagnola (7 cattedre); nessuna immissione di ruolo nelle materie letterarie. Più drammatica la situazione nella Scuola Secondaria di Secondo Grado dove il MIUR ha disposto 8 immissioni di ruolo, malgrado la disponibilità, come si è detto precedentemente, di 87 posti vacanti. Nessuna immissione di ruolo nelle materie letterarie nell'ex scuola media, considerato l'esubero di 34 cattedre. Un quadro davvero avvilente quello che si prospetta dunque, visto che come abbiamo rilevato molti docenti non di ruolo rimarranno senza posto di lavoro. Per quanto concerne il Personale ATA sono 126 i posti da destinare all'immissione di ruolo per l'anno scolastico 2010/2011, di cui solo 83 collaboratori scolastici ex bidelli e 27 assistenti amministrativi ex applicati di segreteria. È notte fonda, invece, per quanto riguarda la Scuola Primaria; nella ex Scuola Elementare il passaggio al "Maestro Unico" e l'abolizione dei moduli ha fatto sì che nella nostra regione si proceda al ritmo della soppressione di 1500 posti l'anno. Tra l'altro non si ha traccia dei posti di classi a tempo pieno che erano stati promessi dal Ministro Gelmini. Restando così le cose, inesorabilmente, nel giro di un paio di anni ci ritroveremo con una Scuola Primaria al Nord sempre più a tempo pieno, e al Sud e in Sicilia, con una scuola da stile anni Cinquanta. Appare necessaria anche la nuova istituzione di Scuole Superiori a Librino, considerato che circa 1/5 dell'utenza scolastica va incontro all'insuccesso formativo. Come si vede, la mancanza di investimenti nell'istruzione, nella nostra regione e nella città di Catania, rischia di provocare un duplice effetto negativo. Da un lato centinaia di minori abbandonati a se stessi e dall'altro, il danno collaterale, la mancanza di occupazione per gli operatori scolastici. Si auspicano, in definitiva, più spazi lavorativi nel sostegno e nella scuola dell'infanzia. MARIO CASTRO 12/08/2010
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Di Libero (del 14/08/2010 @ 08:19:27, in News, linkato 58 volte)
da tuttoscuola.com Il Miur ha scelto il mese di agosto, anzi la settimana di ferragosto, per comunicare in dettaglio l'entità e la distribuzione delle nuove assunzioni: una buona notizia per alcuni, ma una pillola amara per molti precari aspiranti alla immissione nei ruoli, considerando anche la forte incidenza dei posti riservati al sostegno, già segnalato da Tuttoscuola. Il trend decrescente delle assunzioni è impressionante: nell'anno scolastico 2007-2008 le immissioni in ruolo furono 50.000, praticamente dimezzate nei due anni successivi, e ridotte a 10.000 con il prossimo anno 2010-2011. Ciò che più impressiona è che per la prima volta ci sono molte province (27) e tre intere regioni (Campania, Puglia e Sicilia) che a livello di scuola primaria non avranno neanche una nomina. Anche nella secondaria superiore si registra una notevole frenata: gli effetti combinati dei tagli disposti dalla legge 133/08 e della riforma degli ordinamenti (e degli orari) si fanno sentire: a Roma i docenti assunti con contratto a tempo indeterminato saranno 69, a Milano 46, a Napoli 44, a Torino 25, a Bologna 9, a Palermo 6, a Cagliari 2, e a Trieste solo uno. Ma, come già accennato, buona parte dei posti andranno ai docenti di sostegno: per esempio nella provincia di Napoli sul totale di 626 assunzioni 401 andranno al sostegno, a seguito dell'attuazione di quanto disposto dalla legge finanziaria 2008 che aveva introdotto la copertura graduale, fino al 70% del totale, dei posti riservati al supporto degli alunni diversabili. Per molti precari il decreto ferragostano del ministro non fa che sanzionare formalmente le previsioni già circolate: molti di essi peraltro riprenderanno servizio nel prossimo anno scolastico, ma sempre nella condizione di precari, e con un carico in più di frustrazione.
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I danni economici di un sistema che non Questo maggio è uscito un libro degli economisti e giornalisti Marco Iezzi e Tonia Mastrobuoni, “Gioventù sprecata, perché in Italia si fatica a diventare grandi”, edito dalla Laterza. Il libro, esemplare per la descrizione accurata e allo stesso tempo chiara delle dinamiche del lavoro che stanno vedendo una crescita della disoccupazione in Italia, rispetto allo scorso maggio 2009, e un inasprimento della dinamica della precarietà, con evidenti conseguenze negative sulla formazione di nuove famiglie e sull’andamento demografico, ben diversa dalla flessibilità che assicura tutele e stipendi maggiori per i lavoratori a tempo determinato, dedica il primo capitolo alla situazione che sta soffocando la scuola italiana. Sicuramente una pubblicazione significativa, in un momento così particolare, di contestazione della “riforma Gelmini”, che sta cambiando la scuola italiana attraverso una “razionalizzazione” che ha il suo fulcro in una riduzione massiccia del corpo docente, con un taglio di 133.000 lavoratori precari, di cui 88.000 docenti, in appena tre anni, per giunta elevando il numero massimo degli alunni per classe, contro i più logici criteri pedagogici, rinforzati anche da sperimentazioni internazionali, che invece vorrebbero il miglioramento dei livelli di apprendimento degli alunni in classi di piccoli gruppi, 15 studenti, addirittura in misura esponenziale per i ragazzi provenienti dai contesti sociali più svantaggiati. Iezzi e Matrobuoni, nel capitolo “Ultimi a scuola”, indicano tre punti precisi come responsabili di un sistema scolastico che nelle indicazioni Ocse-Pisa vede i livelli di apprendimento degli alunni italiani in basso nella classifica dei trenta paesi esaminati: stipendi bassi; precarietà; invecchiamento del corpo docente. Per i due autori gli stipendi dei docenti italiani non solo sono bassi, al terz’ultimo posto, dopo 15 anni di carriera, tra i paesi industrializzati, i più bassi d’Europa, con un aumento di appena l’11% delle buste paga tra il 1996 e il 2006, contro l’incremento medio del 15% delle altre nazioni confrontate, ma, addirittura, fanno notare che a questo stato di cose si aggiunge una pesante imposta sui redditi, con un’aliquota Irpef del 27%, che non conosce eguali in Francia, Germania, Svezia, ecc. Inoltre, sul versante della precarietà crescente del corpo docente, precisano che se nel 1998-99 gli insegnanti a tempo determinato erano il 9% del totale, 65.000 contro 726.000 di ruolo, nel 2007-08 quelli stabili erano 701.000 contro 142.000 a scadenza, l’83% contro il 17%. E, in più, evidenziano l’eccessivo sbilanciamento oltre i cinquant’anni dell’età media dei docenti italiani, considerando che gli insegnanti con più di 50 anni in Italia sono oltre il 55% del totale, contro il 32% del regno Unito, il 30% della Francia e il 28% della Spagna. Concludendo, l’Italia ha una classe docente poco pagata e molto tassata, spesso precaria e con una media età elevata e un turnover bloccato. Come detto questo libro è esemplare e la sua pubblicazione cade in un momento particolare. Ma, in più rispetto al testo, per fare altri piccoli esempi riguardanti la cecità politica sulla scuola, alcuni economisti della Bocconi hanno calcolato che dall'immissione nel mondo del lavoro di 100.000 donne in Italia si avrebbe un aumento dello 0,28% del PIL, con un guadagno di 6 miliardi di euro all'anno. Se pensiamo che con il taglio di 8 miliardi di euro nella scuola si blocca il turnover della classe docente più anziana del mondo e meno pagata d'Europa, allontanando 133.000 persone, più di 88.000 docenti, dal lavoro, considerando che nelle scuole materne e nelle elementari le insegnanti donne superano il 97%, e che nelle medie sono più del 70% e circa il 60% nelle superiori, si può facilmente desumere che di quei 133.000 lavoratori tagliati nel sistema, in tre anni, almeno 50.000 sono donne, per cui ogni anno avremo almeno una perdita aggiuntiva 3 miliardi di euro per il mancato inserimento nel mondo del lavoro di così tante donne. Inoltre, se si valuta che il Ministro Tremonti ha tagliato 8 miliardi di euro nelle scuole, e poi per i tagli ha reinvestito 7 miliardi di euro per disoccupazioni e casse integrazioni nel 2009, ma con un evidente danno a carico dei lavoratori della scuola e soprattutto dei precari, meno tutelati, meditando sul fatto che questa generazione "1000 euro", quando va bene, maturerà tardi gli anni del pensionamento e con un sistema contributivo e non retributivo, è anche vero che molti studiosi hanno calcolato un ulteriore danno economico futuro dato dalle migliaia di integrazioni sociali che lo Stato dovrà dare alla generazione dei giovani di oggi, quelli compresi tra i 25 e i 40 anni, che in futuro avranno pensioni minime non sufficienti per un costo della vita sempre più alto. E poi, se a maggio 2010, per l’Istat, l’occupazione maschile risulta in riduzione dell’1,1 per cento rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente, e quella femminile diminuisce dello 0,4 per cento rispetto ad aprile e dell’1,2 per cento nei confronti di maggio 2009, con un tasso di disoccupazione maschile del 7,7 per cento, in aumento rispetto a maggio 2009 (1,1 punti percentuali), e un tasso di disoccupazione femminile del 10,1 per cento, in aumento rispetto al mese di maggio 2009 (+1,2 punti percentuali), è logico pensare che abbia influito negativamente il taglio di 42.104 docenti e 15.167 collaboratori scolastici (1.928 docenti e 591 collaboratori scolastici in meno per la Sardegna nel 2009/2010), per un totale di 52.171 posti di lavoro in meno in Italia per il corrente anno scolastico, e che la situazione non potrà che peggiorare con l’ulteriore taglio di circa 25.600 docenti, di cui 1.037 in Sardegna, per l’anno scolastico 2010/2011. Il calcolo dei danni aumenta, ancora, economicamente e socialmente, visto che in una scuola come quella odierna, dove le classi arrivano al totale di 30 alunni, mancando le ore a disposizione, utili per seguire individualmente gli alunni, si perdono centinaia di ore di lezione preziose, e non si curano gli alunni che hanno bisogno di più attenzioni per una scuola che tuteli veramente l'uguaglianza di base, colmando le differenze di partenza fra chi è più o meno fortunato. Così la dispersione e l'abbandono scolastico crescono, l'apprendistato corre il rischio di diventare una scelta non indipendente dalle variabili ambientali, diminuiscono i diplomati e conseguentemente il numero degli iscritti nelle università. Ma peggiorano anche i livelli d'istruzione se docenti vincitori di concorso e/o di scuole di specializzazione bi annuali, o triennali nel caso in cui si sia conseguita l'abilitazione al sostegno, vengono allontanati dall'immissione in ruolo, in controtendenza rispetto alle leggi europee contro l'abuso del precariato, e ricevono gli stipendi in ritardo di mesi; come è logico che la qualità dell'insegnamento peggiori, come descritto da Iezzi e Mastrobuoni, se le retribuzioni dei docenti italiani sono le più basse d'Europa e i docenti italiani sono i più anziani del mondo. E così bisognerebbe affermare non che i docenti italiani sono retribuiti inadeguatamente perché i livelli di apprendimento sono diminuiti e quindi è peggiorata la qualità dell'insegnamento, ma che avendo peggiorato le condizioni del lavoro dell'insegnamento, anche con una considerazione economica ingenerosa nei confronti del lavoro del docente, si sono create falle nel sistema che hanno portato al peggioramento dei livelli di apprendimento. nsomma, la mancata visione, volente o nolente, dei danni che si stanno creando a tutta la nazione, e non solo alla Sardegna, che però gode di un primato negativo di disoccupazione, ingrassato dai tagli nelle scuole, e di abbandono scolastico, rimanendo insensibili alle richieste di tutela e difesa del mondo della scuola, anche solo attraverso il rispetto della legge sulla sicurezza nelle scuole, che pone un limite massimo di 26 persone per aula, elevabile solo dotando le classi di porte più grandi, ma vincolato sempre all'indice di affollamento, che prevede 1,80 mq di spazio per persona nelle scuole elementari e medie, e 1,96 in quelle superiori, e che da una sua corretta applicazione ridurrebbe il numero massimo di alunni per classe creando realmente le condizioni per una didattica ottimale, diventa colpevole e complice di una egoistica e cattiva gestione della cosa pubblica. Così politichese, dietrologie del momento, contrarietà nei confronti di chi vuole difendere la scuola, anche rendendosi indisponibili ad affiggere cartelli sulle porte delle aule, indicanti dimensioni e capienza massima di persone in quello spazio, sono atteggiamenti politici che, nel particolare frangente in cui si trova il mondo dell'istruzione, con la difficile situazione lavorativa dei docenti e Ata precari della scuola, non possono essere accettati. Non si possono accettare risposte del tipo "non possiamo attaccare i cartelli indicanti dimensioni dell’aula e capienza massima di persone nelle porte delle aule, altrimenti corriamo il rischio di chiuderle se non sono a norma", in un momento così delicato, né dalla destra, che ha creato la "riforma", e che, come afferma De Mauro ne "La cultura degli italiani", già da tempo si rifà a politiche internazionali di alcuni economisti, come Friedman, che addirittura vorrebbero sostituire i docenti con i computer, ma neanche da certa sinistra che non ha il coraggio di seguire la legge e di impostare una vera politica scolastica che ha la soluzione dei mali nella formula della semplicità, quella della riduzione del numero massimo degli alunni per classe e nell'assunzione dei docenti precari già formati e preparati e che sono essenziali per il ricambio generazionale della classe insegnanti. Non si può continuare a far finta di nulla, spesso speculando sui mali della scuola con le soluzioni più bizzarre e complicate, quando sono le basi, l'insegnamento al mattino, che devono essere garantite. Non si può, come ha scritto Josè Saramago, ne "Il vangelo secondo Gesù Cristo", meditando sul passo "chi è senza peccato scagli la prima pietra", giustificare gli atteggiamenti sbagliati e negare le critiche perché tutti sbagliamo, altrimenti non ci sarebbe quella tensione verso il miglioramento. Non si possono aumentare gli alunni per classe e tagliare i docenti vincitori di concorsi e scuole di specializzazione, perché così si nega al Paese e ai cittadini il diritto all'uguaglianza, principio basilare del vivere civile, ribadito questa estate da Andrea Camilleri sulle pagine dell'Unità. Insomma, se economisti e tecnici dell’istruzione e del lavoro da più di un anno ribadiscono, anche attraverso pubblicazioni di libri, come quest’ultimo “Gioventù sprecata”, che è giusto sbloccare il turnover per l’assunzione dei docenti precari, che è giusto adeguare lo stipendio dei docenti italiani a quello degli altri colleghi europei, e che inoltre non è didatticamente ottimale fare lezione in classi di trenta alunni, davanti all’abbondanza di indicazioni tecniche non si può che affermare che l’indifferenza politica sui problemi del sistema scolastico ha anche delle aggravanti di colpevolezza, non più trascurabili, e contribuisce a portare il Paese verso la deriva richiamata da Stella e Rizzo nell’omonimo libro! http://www.orizzontescuola.it/node/10841
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Di Libero (del 14/08/2010 @ 07:16:00, in News, linkato 15 volte)
Rassegna stampaAndrà alla Lombardia la fetta più grande delle 10mila immissioni in ruolo di docenti della scuola pubblica decretate dal ministero dell'Istruzione, dopo il via libera ottenuto nei giorni scorsi dal Mef, e che verranno attuate entro il 1° settembre: il dato è contenuto nella tabella relativa al 'contingente' ripartito da viale Trastevere, provincia per provincia, per i quattro ordini scolastici (infanzia, primaria, media, superiore) ed in base alle diverse classi di concorso. Per effetto dell'alto numero di cattedre vacanti e della bassa presenza di docenti titolari in sovrannumero, alla regione lombarda sono stati assegnati 1.547 posti. Seguono, a distanza, il Lazio (1.124) e la Campania (1.006). Per motivi opposti, soprattutto per l'alta presenza di insengnanti già di ruolo rimasti senza cattedra, in alcune regioni (soprattutto al sud) il numero di assunti sarà particolarmente basso. (Apcom)

redazione@aetnanet.org
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La FLC Campania ha inviato una formale lettera di diffida alla Direzione scolastica regionale della Campania in merito alla costituzione di cattedre superiori alle 18 ore in deroga a quanto previsto dalla nota ministeriale 37/2010. Analogamente si apprestano a fare le strutture provinciali della FLC CGIL Campania nei confronti degli Uffici scolastici territoriali.L'Amministrazione può costituire cattedre nelle secondarie superiori a 18 ore solo se previste dagli ordinamenti o in situazioni eccezionali e residuali, volte esclusivamente ad evitare soprannumero.La FLC Campania darà tutto il supporto necessario ai docenti che intendono presentare ricorso.

vai alla diffida presentata dalla FLC

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Di Libero (del 13/08/2010 @ 20:58:15, in News, linkato 89 volte)
Provincia di Ferrara - Personale docente: Infanzia 7 Primaria 7 Secondaria di Primo Grado A028 1 A043 2 A059 2 A245 1 A345 4 Secondaria di Secondo Grado 2 A051 1 A346 1 Sostegno 36 Totale 62 immissioni per l'anno scolastico 2010/11 Personale ATA : Assistenti Amministrativi 5 Assistenti Tecnici 2 Collaboratori Scolastici 21 C.S.T. (Addetto Aziende Agrarie) 1 Totale 29 immissioni ATA
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Di Libero (del 13/08/2010 @ 20:36:22, in News, linkato 31 volte)
Problemi per l'inizio delle lezioni migliaia di cattedre saranno vacanti In molte regioni all'inizio dell'anno scolastico mancano quattro settimane, ma le operazioni per immissioni in ruolo e supplenti sono in forte ritardo. Il Pd: "Si partirà nel caos" Avvio dell'anno scolastico nel caos. Quasi certamente, i primi giorni di scuola vedranno migliaia di cattedre ancora vuote. Le operazioni che precedono l'inizio delle lezioni sono infatti in forte ritardo rispetto agli anni passati e al suono della prima campanella in metà delle regioni italiane mancano appena quattro settimane. Un tempo che potrebbe sembrare sufficiente, ma ci sono di mezzo il Ferragosto, le ferie dei dipendenti di uffici scolastici provinciali e regionali, la sistemazione dei docenti sovrannumerari, le assegnazioni provvisorie, le immissioni in ruolo e solo alla fine la nomina dei supplenti. Per comprendere che quest'anno, nel corso dei primi giorni di scuola, parecchie classi non troveranno uno o più insegnanti in cattedra, basta dare un'occhiata ai siti degli ex provveditorati agli studi e degli uffici scolastici regionali. Tutto tace: nessun calendario di convocazioni neppure per le immissioni in ruolo dei pochi fortunatissimi (10.000 docenti e 6.500 Ata) designati dalla coppia Tremonti-Gelmini. "L'anno scolastico partirà nel caos", tuona Francesca Puglisi, responsabile Scuola della segreteria del Pd. In dieci regioni italiane si parte il 13 settembre e in provincia di Trento addirittura il 9. "Lo denunciamo da mesi: lo spostamento in avanti delle iscrizioni - continua la Puglisi - produrrà lo slittamento delle nomine dei supplenti. Ma non solo: una serie di ricorsi sui trasferimenti complicheranno ulteriormente le cose. Aver voluto l'avvio della riforma delle superiori quest'anno condanna alunni e genitori ad un inizio d'anno quantomeno movimentato". Meno pessimista ma comunque preoccupato Massimo Di Menna, segretario generale della Uil scuola. "E' un problema - spiega il sindacalista romano - di tutti gli anni, soprattutto nelle grandi città. Quest'anno, in effetti potrebbe verificarsi qualche disfunzione iniziale in più. "Purtroppo - continua Di Menna - il sistema di assegnazione delle supplenze è di tipo borbonico: basterebbe assegnare incarichi pluriennali per risolvere il problema". Ma perché sarà tanto difficile nominare oltre 100 mila supplenti? Quest'anno, per lo spostamento in avanti delle iscrizioni alla scuola superiore dell'era Gelmini e a causa del ricorso al Tar Lazio presentato dalle associazioni dei genitori e degli insegnanti, gli ultimi trasferimenti (quelli della scuola superiore) sono stati resi noti a fine luglio. Ma non solo: il decreto relativo alle assunzioni a tempo indeterminato per l'anno 2010/2011, con i relativi contingenti provinciali, riporta la data del 10 agosto. Prima di questa data i provveditorati agli studi avrebbero potuto fare soltanto le utilizzazioni dei docenti soprannumerari e le cosiddette utilizzazioni provvisorie dei docenti che non avendo ottenuto il trasferimento desiderano cambiare ugualmente scuola. Ma in provincia di Roma, a titolo di esempio, questo tipo di operazione - come si chiama in gergo - è stata pubblicata appena due giorni fa. A Milano, Napoli e Palermo, tanto per citare le realtà più importanti, ancora nulla. Prima di procedere alle nomine in ruolo, occorre che i direttori degli uffici scolastici regionali passino agli uffici provinciali le istruzioni operative per l'avvio dell'anno scolastico. E solo dopo si può procedere all'individuazione degli "aventi diritto". Operazione tutt'altro che semplice, visto che metà delle assunzioni è appannaggio dei precari inseriti nelle graduatorie ad esaurimento e l'altra metà spetta ai vincitori dell'ultimo concorso a cattedra. L'anno scorso, con tempi più rilassati, in provincia di Milano le utilizzazioni vennero pubblicate il 4 agosto, le immissioni in ruolo cominciarono il 25 agosto, le supplenze vennero assegnate a partire dai primi di settembre e durarono una settimana. E si tratta di numeri considerevoli. Le cattedre rimaste vacanti dopo i pensionamenti e le immissioni in ruolo sono circa 30 mila, cui occorre aggiungere 90 mila supplenze fino al 30 giugno. In totale: una nutrita pattuglia composta da 120 mila supplenti, un docente su sei, che arriveranno nelle scuole quando i provveditori riusciranno a nominarli. Nel frattempo, i dirigenti scolastici potranno, ma quasi certamente non lo faranno, assegnare degli incarichi provvisori, per assistere al balletto dei supplenti ad anno scolastico abbondantemente iniziato.
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